LETTERATURA

LETTERATURA

La letteratura armena è la letteratura scritta nelle quattro lingue armene letterarie: ovvero l'armeno classico o Grabar; il medio armeno del Regno armeno di Cilicia; il moderno dialetto letterario armeno occidentale, lingua della diaspora armena, delle comunità del Vicino Oriente e di quanto è rimasto di quelle della Turchia; ed il corrispettivo armeno orientale, lingua ufficiale della Repubblica di Armenia e della Repubblica del Nagorno Karabakh, e lingua delle comunità dell'Iran e dei paesi dell'ex Unione Sovietica.

Storia

Gli inizi:
Sono sopravvissuti soltanto scarsi frammenti della più antica tradizione letteraria armena precedente la cristianizzazione dell'Armenia nel IV secolo d.C.

La letteratura scritta cristiana cominciò a svilupparsi a partire dal V secolo, per tradizione nel 406, quando San Mesrop Mashtoz creò l'alfabeto armeno con lo scopo di tradurre i testi biblici. Egli, insieme al catholicòs Sant'Isacco di Armenia, fondò un'Accademia denominata Scuola dei Traduttori. Gli allievi furono inviati a Edessa, Atene, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia, Cesarea in Cappadocia e altrove, per procurare codici in siriaco e in greco e tradurli. Dal siriaco furono tradotti la prima versione del Nuovo Testamento, la Storia e la Vita di Costantino, opere di Eusebio (a meno che queste venissero dall'originale greco), le Omelie di Afraate, gli Atti di Gurias e Samuna, le opere di Efrem il Siro. Da rilevare che la «Demonstratio apostolicae predicationis» di Ireneo di Lione ed il «Chronicon» di Eusebio di Cesarea ci sono pervenuti soltanto in traduzioni armene. Gli allievi più famosi della Accademia furono Giovanni di Egheghiatz, Giuseppe Balnese, Yeznik di Koghb, Koryun, Mosè di Corene e Giovanni Mandakuni.

In questi primi anni del V secolo furono composte anche alcune delle opere, quasi sicuramente apocrife, ma che la tradizione ha tramandato come eseguite effettivamente dagli autori in questione. Come ad es. i Discorsi attribuiti da Zenobio di Glak a S. Gregorio Illuminatore; la Storia dell'Armenia attribuita da Lazzaro di Parp ad Agatangelo; e l'altra Storia dell'Armenia attribuita sempre da Lazzaro di Parp a Fausto di Bisanzio. Come in tutta la letteratura cristiana antica vennero scritti un buon numero di apocrifi biblici, come il Vangelo armeno dell'infanzia. Questo primo periodo della letteratura armena produsse anche molte composizioni originali: Yeznik di Koghb scrisse una Confutazione delle sette, e Koryun la Storia della vita di S. Mesrop e gli inizi della letteratura armena. Essi, entrambi discepoli di Mesrop, concludono quella che può essere definita l'Età dell'oro della letteratura armena, che consistette principalmente di commentari ed esegesi delle tradizioni letterarie ebraica e cristiana, e di storia della Chiesa apostolica armena.

La lingua scritta di quel tempo, l'armeno classico, denominato più frequentemente Grabar, rimase pur con significativi cambiamenti la lingua della letteratura fino al XIX secolo. Fece eccezione, e soltanto in parte, l'uso della lingua medio-armena nel regno armeno di Cilicia (1078-1375), prolungatosi fino al XVII secolo. Nel corso dei secoli la lingua parlata si evolse indipendentemente rispetto alla lingua scritta.

Il Medioevo:
È noto che l'Armenia fosse una nazione spesso occupata dalle potenze circostanti come l'Impero sasanide. Gli inizi dell'era medievale furono segnati dalla conquista araba dell'Armenia. Allora la gente cominciò a parlare di un grande eroe che fosse stato in grado di liberarli e di ristabilire la sovranità armena. Davide di Sasun, noto come Sasuntsi Davit, è l'equivalente armeno medievale di Ercole. Per oltre un millennio la leggenda di Davide si tramandò di padre in figlio grazie alla tradizione orale armena, ed è difficile classificare la storia come antica o medievale. Risulta che la storia sia stata messa per iscritto la prima volta nel 1873 dall'arcivescovo Gareghin Servantzdians, che trascrisse parola per parola il racconto riferito da un cantastorie di campagna di nome Grbo della città di Mush. Altre versioni del racconto provenienti da varie regioni dell'Armenia furono trascritte negli anni seguenti; e durante la prima era sovietica dell'Armenia le storie vennero riunite in una versione unificata; una narrazione connessa ricavata da dodici episodi isolati, frammenti, e versioni della leggenda quasi complete sebbene differenti. Uno dei più famosi riarrangiamenti della storia fu la stesura in versi di Hovhannes Tumanyan del 1902. Questo poema ricopre soltanto la vicenda di Davide, che è solamente una delle quattro parti della storia, sebbene ne sia la parte centrale.
Le quattro parti della storia prendono il nome dai loro eroi: Sanasar e Balthazar (Sanasar yev Baghdasar), Mher il Leone (Aryutz Mher), Davide di Sasun (Sasuntsi Davit), e Mher il Giovane (Pokr Mher). Sanasar è il padre di Mher il Leone, che è il padre di Davide, che è il padre di Mher il Giovane. Quest'ultimo viene maledetto per non aver generato una discendenza e i suoi poteri sovrumani sono troppo forti perché il mondo possa riuscire a controllarli; quindi viene rinchiuso in una cava di montagna, dove dovrà attendere fino alla fine del mondo per uscirne e ristabilire l'ordine (similmente alle leggende, dell'Europa occidentale, di Re Artù o del Barbarossa).
Nonostante l'ambientazione cristiana dell'epica, numerose creature fantastiche, buone e cattive, ne condizionano lo svolgimento.

Un'antenata del leggendario Davide è la nobildonna Tzovinar, che accetta di sposare il novantenne re di Baghdad per salvare il suo popolo. Sanasar e Balthasar erano i suoi due figli. Sanasar si sposta a Sasun, città-fortezza dell'Armenia (oggi in Turchia). Ha tre figli: Il primo è il Grande Mher di Sasun, dotato di poteri sovrumani. Il figlio legittimo di Mher è Davide di Sasun, ma ha anche un altro figlio dalla regina araba d'Egitto, conosciuto come M'sra Melik, che alla lettera significa Il sovrano d'Egitto. Egli è probabilmente l'immagine di tutto ciò che gli armeni odiavano: un traditore, e un oppressore straniero. Nel corso degli anni il fratellastro fu sconfitto, e alla fine David gli tagliò in due la nemesi.

La letteratura profana:
Il medioevo letterario armeno iniziò in sordina. Nel VI secolo l'unico scrittore importante fu il filosofo neoplatonico David Anhaght (Davide l'Invincibile). Nel VII secolo spicca la figura del matematico, astronomo e geografo Anania di Shirak, autore di trattati scientifici. Nel IX secolo abbiamo lo storico Tovmà Artsrunì. Nel X secolo troviamo gli storici Hovhannes Draskhanakertsi, Ukhtanes, Movses Kaghankatatvatsi, Movses Daskhuranetsi, Giovanni Mamikonian, autore della Storia di Taron, ed il catholicos Giovanni V di Draskhanakert (Hovhannes Draskhanakerttsi), autore della celebrata Storia dell'Armenia che ricopre il periodo dalle origini della nazione all'anno 925 d.C. Nell'XI secolo scrissero gli storici Aristakes Lasitivertsi, Mateos Urhaetsi, e Stepanos Asoghik detto anche Stepanos Taronetsi, la cui Storia universale in tre volumi arriva fino all'anno 1004 d.C.

La letteratura religiosa:
Anche in questo campo il periodo medievale si aprì con una produzione letteraria di quantità relativamente scarsa. Nel VII secolo si distinse la poesia religiosa di Komitas Aghtsetsi. Ma fu importante soprattutto l'VIII secolo, quello di Giovanni Otznetzi, soprannominato il Filosofo. Un Discorso contro i Paoliziani, un Discorso sinodale e una raccolta dei canoni dei concili dei Padri precedenti la sua epoca sono le sue principali opere sopravvissute. All'incirca nello stesso periodo arrivarono le traduzioni delle opere di parecchi Padri, i più importanti S. Gregorio di Nissa e S. Cirillo d'Alessandria, dalla penna del vescovo Stefano di Syunik. Due importanti poetesse, nonché musiciste, dell'epoca furono le innografe Sahakduxt e Xosroviduxt. Anche nel secolo successivo l'innografia cristiana raggiunse alti livelli grazie all'opera di Esayi Abu-Muse.

Nel X secolo, Annine di Mok, abate e tra i più celebrati teologi del tempo, compose un trattato contro i Tondrachiani, una setta imbevuta di Manicheismo. Il nome di Chosrov, vescovo di Andzevatsentz, è onorato per i suoi interessanti commentari sul breviario e le Preghiere della Messa. Gregorio di Narek, suo figlio, Dottore della Chiesa Cattolica, fu il Pindaro dell'Armenia, dalla cui penna sono venuti elegie, odi, panegirici e omelie. Infine abbiamo Gregorio Magistros, il cui lungo poema sull'Antico e sul Nuovo Testamento rivela un particolare impegno.

La rinascita in Cilicia:
Il XII secolo costituì una rinascita per la letteratura armena. Il catholicòs Nerses, soprannominato Il Benigno, fu l'autore più brillante dell'inizio di questo periodo. Oltre alle sue opere poetiche, come la Elegia sulla presa di Edessa, abbiamo opere in prosa tra cui una Lettera pastorale, un Discorso sinodale, e le Lettere. Questa epoca ci ha lasciato anche un commentario di San Luca ed uno sulle Lettere cattoliche. Degno di nota è anche il Discorso sinodale di Nerses di Lambron, arcivescovo di Tarso, enunciato al Concilio di Hromcla, dai toni antimonofisiti. Il XIII secolo diede alla luce Vartan il Grande, che ebbe i talenti del poeta, dell'esegeta, e del teologo; e la cui Storia universale tratta gli argomenti in modo molto ampio. Sempad il Connestabile, importante figura di diplomatico, giurista e comandante militare, tradusse vari codici giuridici, e scrisse un importante resoconto sulla storia della Cilicia. Stefano Orbelian, vescovo del Syunik, con le sue opere storiche e religiose tentò il rilancio dell'Armenia storica. Nel secolo successivo Gregorio di Tatev compose il Libro delle Domande.

Sotto la dominazione straniera:
Il XVI secolo vide l'Armenia in mano ai persiani, e per la prima volta fu dato uno scacco alla letteratura. Però, mandando gli armeni in ogni parte d'Europa, l'invasione persiana ebbe i suoi buoni effetti. Aprirono negozi di stampa a Venezia e Roma e, nel XVII secolo, a Lemberg, Milano, Parigi e altrove. Furono ripubblicate opere antiche e stimolata la produzione di opere nuove. I Mechitaristi di Venezia furono alla testa di questo movimento, tanto che fu a Venezia che venne stampato il primo libro in armeno; anche se le pubblicazioni dei Mechitaristi, per quanto numerose, furono spesso poco critiche. I loro confratelli, i Mechitaristi di Vienna, furono ugualmente attivi nella loro opera; è alla loro società che appartengono Balgy e Catergian, due notissimi scrittori di argomenti armeni. Da segnalare anche la stampa del Salterio di David a Livorno nel 1644. La Russia, Costantinopoli ed Echmiadzin furono gli altri centri degli impegni letterari armeni; soprattutto l'ultimo di questi è degno di nota, imbevuto come è ancora oggi di metodi scientifici e gusti tedeschi.

Guardando in retrospettiva nel panorama della letteratura armena antica e medievale, si rileva un carattere nazionale dal piacere con cui gli armeni hanno cantato le glorie della loro Terra nelle storie e nelle cronache. Le traduzioni sono sempre state una parte importante di questa letteratura. Inoltre si nota un punto di vista religioso; e anche la storia sembra scritta per le sue dottrine piuttosto che per gli avvenimenti in sé. Un'ultima caratteristica è che l'età dell'oro fu quella degli inizi, e con il passare dei secoli gli scrittori armeni divennero sempre meno, con la parentesi della rinascita in Cilicia, fino al revival nel XIX secolo.

I trovatori armeni

Divisi tra l'Impero ottomano e la Persia safavide, gli armeni crearono una tradizione trovatorica. Il trovatore, chiamato in armeno ashough, andava da villaggio a villaggio, e da città a città, per recitare alla gente la propria letteratura. I più apprezzati, come Sayat Nova, partecipavano alle gare nelle corti dei re georgiani, dei khans musulmani, o dei meliks armeni. Parlavano spesso dei sentimenti per le loro donne esprimendosi nella lingua popolare, ricettiva di influenze straniere, anziché l'armeno classico, sentito come antiquato al di fuori delle chiese e delle scuole.

Il XIX secolo e il primo XX secolo
I revivalisti: Il romanticismo armeno

Il XIX secolo ebbe un grande movimento letterario che avrebbe dato origine alla letteratura armena moderna. Il periodo di tempo durante il quale fiorì la letteratura armena è noto come il periodo del Revival (Zartonk). Gli autori revivalisti di Costantinopoli e Tbilisi, quasi identici ai romantici europei, incoraggiavano il nazionalismo armeno. Per la maggior parte adottarono le varianti moderne appena codificate dell'armeno orientale o dell'armeno occidentale, a seconda del pubblico a cui le opere erano indirizzate, anziché l'artificioso armeno classico.

Il vero creatore della letteratura armena moderna fu Khachatur Abovyan (1804-1848). Egli fu il primo ad abbandonare per le proprie opere l'armeno classico adottando quello moderno, garantendone così la diffusione. La sua opera più famosa, «Le ferite dell'Armenia», riprendono il tema delle sofferenze del popolo armeno sotto le dominazioni straniere. Egli dedicò la propria vita alla scrittura e alla diffusione delle tematiche relative all'Armenia e al suo popolo. La poesia di Mikael Nalbandyan «La canzone della ragazza italiana» è stata probabilmente la fonte d'ispirazione dell'inno nazionale armeno, Mer Hayrenik. Raffì, pseudonimo di Hakob Melik-Hakobyan, fu il grande romantico della letteratura armena. Nelle sue opere fece rivivere la grandezza del passato storico dell'Armenia. Nell'opera intitolata «Kaytzer» gli eroi lottano per la liberazione del loro popolo. Questo tema dell'oppressione sotto la dominazione straniera è evidente anche nell sue opere «Djelaledin» e «Khente». Il poeta e drammaturgo Petros Douryan nei suoi drammi storici fu ispirato dal vivo desiderio per la liberazione nazionale dall'invasore turco. Tra gli autori dell'800 armeno va ricordato anche il monaco mechitarista Leonzio Alishan.

Il periodo revivalista terminò tra il 1885 e il 1890, quando gli armeni passarono un periodo turbolento. Gli eventi storici più importanti furono il trattato di Berlino del 1878, l'indipendenza delle nazioni balcaniche come la Bulgaria, e naturalmente i massacri di Hamid del 1895-1896.

I realisti armeni

Verso la fine del XIX secolo lo scopo degli autori armeni fu la rappresentazione realistica della vita, con tutte le sue nudità e crudezze; nonostante una minoranza di scrittori avrebbe mantenuto influenze romantiche.

Alcuni specialisti affermano che il movimento realista cominciò con la fondazione del giornale Arevelk (Oriente) (1884). Scrittori come Arpiar Arpiaryan, Levon Pashalyan, Grigor Zohrab, Melkon Gurjyan, Tigran Kamsaryan e altri, fecero parte della cerchia relativa al giornale in questione. L'altro importante giornale del periodo fu Hayrenik (Patria), che divenne molto populista ma incoraggiò la critica.

Ciononostante agli armeni, nei loro giornali e nella loro produzione scritta, non fu permesso usare parole come: Armenia, nazione, patria, libertà, progresso.

Tra i notevoli scrittori di questo periodo abbiamo: Nikol Aghbalyan, Avetis Aharonyan, Atrpet, Hakob Paronyan, Retheos Berberyan, Arshak Chobanyan, Armen Enovk, Simon Eremyan, Hovhannes Hovhannisyan, Avetik Isahakyan, Hrant Nazaryantz, Gareghin Nzhdeh, Yervand Otyan, Hakob Oshakan, Ghegham Barseghyan, Levon Shant, Alexander Shirvanzade, Siamanto, Vahan Tekeyan, Daniel Varujan, Kostan Zaryan e Ruben Zardaryan.

L'epoca sovietica

La tradizione letteraria di Khachatur Abovyan, Mikael Nalbandyan e Raffì continuò. Questo recupero della tradizione fu intrapreso da scrittori e poeti come il già citato Hovhannes Tumanyan, Yeghishe Charents e simili. Questo revival ebbe luogo sotto il governo comunista, molto restrittivo nei confronti della libertà di espressione degli scrittori. Nei tardi anni '60 emerse una nuova generazione di scrittori armeni. Siccome la storia armena degli anni '20 e del genocidio divenne discussa più apertamente, alcuni scrittori come Paruyr Sevak, Ghevork Emin, Silva Kaputikyan e Hovhannes Shiraz iniziarono una nuova era della letteratura. Importante anche l'opera del catholicòs Gareghin I.

 

Fonte   Wikipedia